.San Marino.
La leggenda racconta …

Nel III sec. d.c. (257 d.c. ) gli imperatori romani Diocleziano e Massimiano volevano ricostruire le mura della città di Rimini distrutte da Demostene re dei Liburni.
Per questo motivo, vennero chiamati architetti, muratori e scalpellini.
Così dalla Dalmazia erano giunti Leo e Marino: abili tagliatori di pietra.
I due amici si recarono sul monte Titano e vi rimasero tre anni per estrarre la pietra e lavorarla.

Poi Leo si ritirò sul monte Feretrio, oggi chiamato San Leo, mentre Marino tornò a Rimini.
Successivamente decise di tornare sul Titano che a quel tempo era un monte selvaggio, impervio, coperto da fitti boschi e popolato da orsi e da lupi.
Qui, dapprima Marino visse in solitudine, poi fondò una comunità e costruì un tempio in onore di San Pietro.

A quell'epoca, proprietaria del monte era una nobildonna romana che si chiamava Felicita.
Dopo la miracolosa guarigione del figlio Verissimo, ottenuta da Marino, la donna per dimostrare la sua gratitudine, gli donò il monte Titano e si convertì al cristianesimo con tutte le 53 persone del suo seguito.

Marino continuò a vivere sul monte alternando il lavoro alla preghiera fino alla sua morte.
La leggenda fa risalire al 301d.c., la data della fondazione della prima comunità del Titano.
 
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